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Stay kinky, love Creamynal

L'ascensore, gli stivali ed il tradimento22 July 2018
Era stata una dura giornata di lavoro e non vedeva l'ora di rientrare nella sua casetta e rilassari. Pioveva ed aveva dimenticato l'ombrello. Anche le sigarette a casa e ne voleva disperatamente una. Correndo nonostante il dolore ai piedi, raggiunse finalmente il portone ma non trovava le chiavi nella borsetta. Pioveva sempre più forte, ma all'improvviso smise. Solo sulla sua testa. Si voltò ed un uomo sulla quarantina, brizzolato, le stava porgendo il suo ombrello. "Buonasera, grazie mille!" "Buonasera, sei nuova?" "Si, Gioia, piacere" "Marco, sono il dottor Marco Severo. Piacere, mio" Aprì lui nel frattempo, le tenne le porta, chiamò l'ascensore. Una volta entrati si rivelò piacevolemnte minuscolo. Lui indossava camicia ed occhiali da vista ed era davvero affascinante. Stava per rivolgergli la parola, quando lo specchio le rivelò che la sua maglietta bianca, bagnata fradicia, era del tutto trasparente. Non indossava reggiseno, non credeva di averne bisogno. Sempre grazie allo specchio, scoprì che era arrossita e che lui la guardava ora, sia direttamente che attraverso lo specchio. Si aggiustò il rossetto per non sentirsi una ragazzina stupida e timida. Giunsero al piano e si salutarono col sorriso sotto i baffi. Le capitò di pensare a quel giorno mentre faceva sesso con qualcuno, e di alzare quindi il tono delle urla perchè lui la sentisse e desiderasse. Un paio di giorni dopo, mentre lei usciva, lui era al tavolino
esterno del bar di fronte casa. Gli sorrise, la seguì con lo sguardo fino aquando svoltò. Anche al suo ritorno era al tavolo del bar, ma questa volta, vedendola arrivare da lontano, si alzò e senza pagare le fece trovare il portone aperto. Salì con lei. "Anche se oggi non piove..." "La cortesia non guasta mai" "Neanche la bellezza..." Le posò una mano sul fianco e la avvicinò dolcemente a sè. Lei esitò ma per poco, e fu un bacio appassionato e sentito, di quelli sui quali ti masturberai. Suonò l'avviso del piano, si staccarono. Solo mentre si allontanavano lei si rese conto che i documenti che teneva in mano erano del liceo scientifico della zona. Lui era un pò cresciutello per il liceo. Giorni dopo un ragazzino molto bello suonò alla sua porta ed una bionda gli aprì. Decise di toglierselo dalla testa: era una gran troietta, ma non era egoista. Probabilmente sarebbe stato il sesso più bello della sua vita, ma non sarebbe certo valso creare problemi ad una famiglia, così bella poi.. Passò quasi una settimana, ma riaccadde. Lei era nell'androne del palazzo e lui entrò. Lei attese un secondo con la porta dell'ascensore aperta e si disse fosse solo per gentilezza. Quell'ascensore era maledettamente piccolo. Era stata a bere con le amiche, indossava un abitino semplice ma corto che le calzava una meraviglia. Lo sguardo di Marco iniziò a scendere e si soffermò sugli stivali alla coscia. Il suo respiro si fece più profondo, così
come il suo sguardo. Lei socchiusegli occhi per forza di cose, non capiva se era il vino od altro a farle avere così caldo. Scostò i capelli dalle spalle, ed iniziò a passarsi la mano sul collo, in risposta a quello sguardo ammaliante. Si chieste più volte cosa diavolo stesse facendo, ma poi l'alcol e la voglia prendevano il sopravvento, ed il suo bacino si sporgeva, e la bocca socchiudeva. Lui si allentò il colletto prima di sbatterla contro lo specchio, baciandola con foga ed infilandole la mano sul seno. Cominciò a spingere e la girò tirandole su il vestito. Con estrema facilità si ritrovò due dita dentro e nel mentre poteva guardarsi godere ed anche guardare lui spingere. Il piano giusto arrivò presto, troppo presto. Si ricomposero titubanti. Fuori, lui si fermò sull'uscio e la fissò: Lei sorrise, si voltò tirando su il vestito e dopo un paio di passi tese la mano all'indietro. Lui non aspettava altro, così lo notò e la prese. La seguì e lei non fece in tempo ad infilare la chiave che l'aveva spinta cotro la porta e l'aveva penentrata tappandole la bocca. I gemiti si fecero forti e riuscirono a prendere la saggia decisione di entrare fra carezze e sospiri. Crollarono oggetti nell'ingresso ma non se ne curarono, e contro la porta di ingresso appena chiusa, con l'adrenalina dell'essere scoperti, non si riuscivano a spogliare per non doversi staccare. Ma Gioia, prima di impazzire, lo spinse via, si mise davanti ad uno specchio e di fronte a lui si spogliò senza mai toglierli gli occhi di dosso; il desiderio le si leggeva in ogni movimento o posa del corpo e del viso. Sfilò il vestito e lanciò il reggiseno, poi le mutandine, piano, voltandosi. Fece per togliere gli stivali di pelle, ma
lui, che fin'ora impassibile godeva a sentir crescere la voglia, la bloccò: <> Tirò subito di nuovo su la zip ed ebbe un fremito talmente forte che ansimò: le piaceva prendere ordini e lui era stato così autoritario. Mentre assaporava le sue emozioni, notò quanto lei fosse ansiosa di sentirlo dentro e non potè resistere: la prese in braccio e la scopò forte contro il portone, fino a farla urlare. Nulla potè la sua forte mano sulla bocca, i gemiti trovavano il modo di farsi sentire forti e chiari e di avvicinarlo sempre di più al culmine del piacere. Ma se lo voleva godere quel corpo minuto ed armonioso, volva vederla contorcersi dal piacere per solo poi avere l'orgasmo più intenso degli ultimi dieci anni. Tirò fuori il cazzo, era grosso... cavolo se era grosso e davvero bello con le vene gonfie. Stava per esplodere, la prese per i capelli accompagnandola al letto e ce la spinse per affondare la testa nella figa, persino il naso a tratti. Leccava con la punta della lingua la punta del clito di Gioia, lentamente e la sua schena si incurvava e le sue mani si aggrappavano alle lenzuola ed ai suoi capelli, e spingevano la testa contro il bacino ed il bacino spingeva contro la testa. Praticamente gli scopò la faccia quando le iniziarono a tremare le gambe, finchè tutto il corpo iniziò ad avere fremiti e gli strinse le gambe intorno alla testa urlando "Vorrei poterti chiamare per nome mentre vengo" Quando lo liberò, ancora più carico, glielo avvicinò alla figa fradicia accarezzandola con la punta ed i fremiti tornavano ed anche i gemiti. Cominciarono anche i versi di Marco, quando glielo posò sfiorandola sulle labbra e lei tirò fuori, pronta, la punta
della lingua. <> e fu così che prese in bocca la punta e con maestrìa la succhiò suscitando in lui un piacere immenso. Per non parlare del momento in cui, di colpo se lo infilò in gola tutto, tanto da rimanere in apnea, continuando a muoversi e muovere la testa, lo lasciò andare e quindi lui vide che si stava toccando di nuovo e le diede della troia sorridendo soddisfatto. Lei gemeva già di nuovo e lo segava mentre lui accarezzava gli stivali. I loro respiri affannatti e versi di piacere si sincronizzarono magicamente, l'estasi era vicina e se lo dissero insieme e si sorrisero sudati e felici. Il cazzo pulsò sempre di più finchè non sborrò sui tacchi e le dita spingevano sempre più veloce finchè qualche secondo dopo si accasciò tremando e gemendo accanto al corpo bollente di quell'uomo; con le dita prese dello sperma e se lo portò alla bocca, prima di socchiudere gli occhi. Quando si svegliò Marco non c'era più, ma c'era un biglietto: <>.
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